Dopo la scommessa perduta sulla svedese Northvolt, Volkswagen ha firmato un protocollo d’intesa con CATL per lo sviluppo di batterie in Cina. Si va sul sicuro, con il numero uno degli accumulatori al mondo. L’Europa è vecchia, stanca, piena di burocrazia: l’evoluzione dell’auto elettrica passa per il Celeste Impero, veloce, concreto. Assieme, via a progetti anche per le battery swap (sostituzione al volo dell’accumulatore) e per avviare progetti di riciclo degli accumulatori. Ottima scelta quella di VW. Ne era già cliente, ora c’è un’accelerazione.
CATL re della batteria
Fra i clienti CATL, Tesla, Nio, Mercedes, BMW, Xpeng e Geely. Nel 2024, la capacità produttiva del colosso orientale è schizzato insù del 50%, con 246 GWh di batterie installate in Cina (quota di mercato del 45,5%). Di contro, c’è la bancarotta di Northvolt, il campione europeo coi piedi di argilla: UE molto indietro, e la società svedese è il simbolo del flop elettrico europeo. Nel 2018, la Commissione Europea ha pubblicato un Action Plan per la produzione sostenibile di batterie: il target di divenire i numeri uno al mondo s’è rivelato utopia. Tanti incontri, tavole rotonde, chiacchiere. Fatti zero.

Occhio al ban termico
Se l’UE confermasse il ban termico 2035, l’elettrificazione della flotta automotive potrebbe richiedere l’installazione di 1.000 GWh (1 TWh) di batterie già entro il 2030. Noi europei da soli non ce la faremo mai: una condanna a essere schiavi della Cina. Fragilissimo l’European Battery Alliance (EBS), un consorzio nato nell’ottobre del 2017 che riunisce gran parte dei soggetti del settore. In Cina, il 94% delle installazioni di batterie elettriche per auto è stato effettuato da cinesi, con CATL e BYD (la seconda fa anche auto) a dividersi due terzi degli ordinativi. Chiaro che sia facile l’invasione del Dragone in UE.