Lo spettro della disoccupazione e dei mancati investimenti agita un’Unione Europea sconvolta dalle continue sconfitte (auto elettrica, Ucraina, costo dell’energia). Adesso l’Acea (costruttori auto) pone Bruxelles innanzi a un bivio.
Strada uno: inferno
Da una parte, c’è la strada attuale verso le multe di 16 miliardi di euro nel 2026 per aver venduto auto troppo inquinanti nel 2025. Oppure si danno soldi a Case cinesi e Tesla per fare pooling comprando crediti verdi da chi vende macchine pulite. “Senza flessibilità, il 2025-26 può diventare un precipizio normativo”. Le Case dovranno ricorrere ad aazioni estreme di breve termine”: bruschi tagli ai listini o picchi eccessivi di produzione di elettriche solo per centrare gli obiettivi di un anno. “Tutto questo può destabilizzare i prezzi, creare strategie di sconti non sostenibili e minare la stabilità finanziaria del settore, con un impatto negativo generalizzato sull’industria dell’auto”.

Strada due: le soluzioni
L’Acea ha due proposte per evitare il precipizio. Uno; phase-in graduale dei nuovi limiti. Due: un calcolo della compliance media sul quinquennio 2025-29. A favore della competitività dell’industria europea e sulla sua “capacità di sostenere i livelli occupazionali, in un momento in cui deve affrontare una transizione costosa e la forte concorrenza delle Case cinesi e americane.
Mille fattori in gioco
Senza un controllo della realtà che tenga conto delle condizioni di mercato fondamentalmente diverse, gli attuali meccanismi di conformità hanno un costo economico considerevole, dice l’Acea. I punti di vista secondo cui le flessibilità “ucciderebbero gli obiettivi di CO2” perdono di vista l’elemento più importante: il riconoscimento che abbiamo un problema di domanda di veicoli a zero emissioni nell’UE. Questa opinione presuppone che sia solo l’offerta a guidare la domanda dei consumatori di BEV. In realtà, ci sono altri fattori importanti che influenzano la domanda dei consumatori: mancanza di infrastrutture di ricarica, praticità d’uso, costo totale di proprietà (TCO). Non sono state rispettate le normative del Regolamento del Green Deal 2019.